Come nasce il Laboratorio del Carmine

Spesso mi viene chiesto se il nostro Laboratorio si trovi nelle zone di Napoli o chi sia Carmine. Questo succede perché sia il nostro tipo di lavoro sartoriale sia il nome possono essere ricondotti a quel tipo di tradizione, ma la verità è ben diversa e quest'oggi voglio raccontarvela.
Anzitutto chiariamo il contesto; ci troviamo in Val Brembana alla fine degli anni '60, un territorio che oggi si direbbe poco adatta ad ospitare un'azienda di confezione di abbigliamento, ma che allora fioriva di realtà come la nostra.
Questo per un motivo principale, la presenza nella Bergamasca di una fortissima industria tessile (tutt'oggi è da segnalare la presenza in Val Seriana del Cotonificio Albini), in particolare nelle sue valli dove la presenza di corsi d'acqua favoriva questo tipo di attività e di conseguenza di manifatture di abbigliamento nei dintorni.
La Valle Brembana non era esente da questo corso storico, grazie soprattutto alla MVB (Manifattura Valle Brembana), fondata dalla Famiglia Polli e per decenni leader del settore cotoniero.
Fra i tanti abitanti della zona impegnati in Manifattura rientrava mio nonno Antonio Ruch, che aveva continuato nel solco tracciato da suo padre Roberto, sceso dalla Svizzera proprio per lavorare nel tessile.
Erano anni in cui tante aziende nascevano per caso o per opportunità pure singolari e la nostra storia non è da meno.
In quegli anni la Manifattura vinceva parecchi contratti di fornitura militare appaltandone la confezione a entità esterne o dirette.
In un momento in cui mancava una soluzione per la realizzazione dei fazzoletti militari a mio nonno venne l'idea di allestire insieme a mia nonna Rosanna una minuscola linea di confezione interamente dedicata a questi.
Questo piccolo laboratorio nacque a meno di 100m dalla Chiesetta della Madonna del Carmine, da lì la scelta di mio nonno di dedicarle anche l'attività per riconoscenza e buon auspicio.
E ancora oggi, seppur in una sede più grande, ci troviamo nei dintorni della stessa chiesa, ratificando il legame indissolubile che ci lega al territorio in cui siamo nati.
Fu però mia nonna a portare avanti l'operatività del laboratorio e a guidare la squadra di sarte dedite al confezionamento dei fazzoletti, almeno finché vi furono commesse di tali accessori

Infatti, come spesso accade con forniture di questo tipo, ad una certa si perse il bando ed emerse con molta chiarezza la necessità di reinventarsi su altro.
La camicia, per quanto fosse molto più sofisticata di un fazzoletto, era la scelta più naturale perché consentiva di lavorare gli stessi tessuti e mantenere i macchinari precedenti.
Così mia nonna, con l'aiuto del responsabile di produzione di un'altra storica camiceria lombarda, la C.I.T. della famiglia Gavazzeni, riuscì a imparare l'arte della camiceria dalla A alla Z e istruire a sua volta tutte le altre sarte.
E da lì ebbe inizio la vera storia del Laboratorio del Carmine, fino al giorno d'oggi.
Una storia che ci ha visti crescere, cambiare pelle, fare tanti salti nel vuoto, ma che da allora non ci ha mai allontanato dalla camicia, un capo sofisticato e allo stesso tempo semplice, fatto di scrupolose regole ma che necessitano sempre di una profonda creatività risolutiva nell'essere applicate ai diversi tessuti e modelli.
Un capo che traduce perfettamente le due anime che han dato vita al Laboratorio, quella svizzera di mio nonno, del ragioniere serioso, scrupoloso e attento a ogni minimo dettaglio, e quella italiana di mia nonna, sarta poliedrica piena di inventiva e passione (che non a caso ha sempre espresso anche in altri ambiti dalla pittura al ricamo).